μεγαλείο
μεγαλείο sublime
VI secolo a.C.
«Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν
ἔμμεν᾽ ὤνηρ, ὄττις ἐνάντιός τοι
ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί-
σας ὐπακούει
καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ᾽ ἦ μὰν
καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν,
ὠς γὰρ ἔς σ᾽ ἴδω βρόχε᾽ ὤς με φώνη-
σ᾽ οὐδ᾽ ἒν ἔτ᾽ εἴκει,
ἀλλὰ κὰδ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον
δ᾽ αὔτικα χρῷ πῦρ ὐπαδεδρόμακεν,
ὀππάτεσσι δ᾽ οὐδὲν ὄρημμ᾽, ἐπιβρό-
μεισι δ᾽ ἄκουαι,
ψῦχρα δ᾽ ἴδρως κακχέεται, τρόμος δὲ
παῖσαν ἄγρει, χλωροτέρα δὲ ποίας
ἔμμι, τεθνάκην δ᾽ ὀλίγω ’πιδεύης
φαίνομ’ ἔμ᾽ αὔτᾳ·
ἀλλὰ πὰν τόλματον, ἐπεί κ[†]»

https://it.wikipedia.org/wiki/Sublime
Il Sublime (dal latino sublimis, oppure nella variante sublimus, composto da sub-, "sotto", e limen, "soglia"[1];
quindi propriamente: "ciò che è al limite", ovvero di sub-, "sotto", e limen-, "soglia", propriamente "che giunge fin sotto la soglia più alta")
è una categoria estetica che risale all'antichità classica e successivamente al Romanticismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Ode_della_gelosia_(fr._31_Voigt)
https://www.grecoantico.it/home/filologia-classica/novita-sulla-ode-sublime-di-saffo/
(in grassetto i punti di discordanza). *
Testo edizione Voigt | Testo Livrea |
Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ’ ἦ μὰν ἀλλὰ †κὰμ† μὲν γλῶσσα †ἔαγε†, λέπτον †έκαδε†μ’ ἴδρως κακχέεται τρόμος δὲ ἀλλὰ πὰν τόλματον ἐπεί † καὶ πένητα † | Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ᾽ ἦ μὰν 5 ἀλλὰ κὰδ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον ψῦχρα δ᾽ ἴδρως κακχέεται, τρόμος δὲ ἀλλὰ πὰν τόλματον, ἐπεί κ᾽[ἄεργον |
Come si può immediatamente cogliere dal confronto, al v. 9 ἔαγε (posto fra cruces dalla Voigt) è ritenuto sicuramente sano, mentre la correzione del v. 13
(già proposta da Livrea in un articolo apparso nel 2011 su “ZPE”) si basa su una testimonianza del grammatico Erodiano (fonte molto più antica dell’Anonimo del Sublime),
che ci testimonia che ἰδρώς «sudore» in Saffo è stranamente femminile.
Erodiano deve avere evidentemente confuso, inesperto com’era di διάλεκτος eolica, l’originale ψῦχρα di Saffo (neutro plurale con valore avverbiale) con ψύχρα (femminile singolare,
che secondo Erodiano andrebbe riferito, erroneamente, a ἴδρως).
Questa è la traduzione di Livrea, sulla base della ricostruzione del testo da lui proposta:
Sembra a me che simile agli dèi
quell’uomo sia, che di fronte a te
siede, e da vicino ti ascolta
che dolce parli
ed amabile sorridi. Questo davvero
il cuore in petto mi sconvolge:
perché come ti vedo, subito nemmeno parlare
m’è concesso,
ma la lingua mi s’infrange, e sottile
tosto un fuoco mi s’insinua nelle membra,
e dagli occhi più non vedo, e le orecchie
mi ronzano,
e col gelo mi s’effonde il sudore, ed un tremito
tutta mi prende, e son più pallida
dell’erba, e dall’esser morta poco lontano
appaio a me stessa.
Ma tutto bisogna sopportare, perché chi è inerte,
Saffo, dovresti biasimarlo, alla pari del miserabile:
in questo modo periscono sovrani
e prospere città.
Assuntino 50, 16 marzo 2020
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