Rifugio nel bosco - Contesto

Da mat , 20 Giugno 2025

Rifugio nel bosco

C'eri tu, bosco

ad accogliere il pianto

disperato

indescrivibile

di un bimbo abbandonato.

Tu mi hai accolto

ti sei stretto attorno a me

con l'™affetto materno, paterno.

Ti sei fatto abbraccio

con la sincera pioggia scrosciante

per farti sentire vicino.

Ti sei fatto pozza

per accogliere

il calpestio furioso dei miei piedi.

Ti sei fatto masso

per offrirmi un posto dove sedermi.

E ci sei riuscito alla fine

- le tue voci nascoste tra foglie ed acqua.

Ti ho sentito

ho capito che non ero solo

che non si è mai del tutto soli.

E ancor oggi, nell'esperienza

mi parli, ti ascolto.

E le lacrime

adesso

sono di emozione.

Assuntino 50 - Autobigrafia; 1955 

Contesto dello scritto

Luogo: Collegio ex-Celestini, in Prato, 
via del Palco - Primavera del 1955.

Dietro al Collegio, nel lato che guarda il crinale della collina, c'™era un folto bosco, percorso da un sentiero stretto dai rami e dal fogliame che diradava ad un tratto in un piccolo spiazzo. Da un lato un masso si prestava a sedersi per una pausa.

Racconto qui, come da lucido ricordo, di un pianto dirotto, disperato, le mani pressate sul viso, la pioggia scrosciante, il freddo pungente, lo scalpitio frenetico, furioso dei piedi su una grossa pozzanghera. Penso che tale disperazione, come la ricordo adesso, se non trova una qualche forma di consolazione, sia causa di gravi danni per un bambino di quattro, cinque anni. Di fatto, come riportato dal mio babbo e confermato da altri familiari, dopo l’uscita dai Celestini, rimasi muto per quasi un anno. Facevo sono versi muti, senza parola.

Provenivo da una situazione familiare già  disperata (sorvolo qui i particolari, pur pesanti), di cui il fatto per me più rilevante era l'abbandono della mamma quando non avevo ancora tre anni. Ripescata da chi di dovere mi scaricò ai Celestini. Avevo però il mio babbo che per me era diventato babbo e mamma. Adesso era scomparso anche lui. Anche lui mi aveva abbandonato (così pensavo in tale situazione), abbandonato a queste persone malvagie che, nella mia mente di bambino non riuscivo a capire. Non ricordo né il prima né il dopo di quel folle pianto. 

La parte del testo "E ci sei riuscito, alla fine" è una rielaborazione attuale di quel ricordo, a cui sono pervenuto dopo un lungo percorso.

Nei primi anni del '70 mi recai nell'collegio. Silenzio. Solo una persona, da una casa antistante, nascosta tra le persiane, mi spiava. Feci il giro dell'™edificio; ritrovai il sentiero e il masso; riconobbi anche il lieve avvallamento del terreno antistante il masso dove pestavo i piedi nell'acqua.

Di certo, fin da ragazzo ho avuto un grande affetto per il bosco. 
Lo sento amico; anche nella solitudine. 



 

Etichette

Commenti